Scopri cosa sono i deepfake: esempi concreti, quando le foto modificate con AI sono reato ai sensi dell’art. 612-quater c.p. e come difendersi

Deepfake: reato, esempi e come difendersi

31 Ottobre 2026

Avv. Davide Bonomi

Un video in cui dici cose che non hai mai detto. Una foto che ti ritrae in una situazione mai accaduta. Una telefonata con la voce di un tuo familiare che chiede soldi. Fino a pochi anni fa servivano competenze da studio cinematografico; oggi bastano un’app e qualche minuto. Dal 10 ottobre 2025 la diffusione illecita di deepfake può integrare uno specifico reato, previsto dall’articolo 612-quater del codice penale. In questa guida vediamo cosa sono i deepfake, alcuni esempi concreti e quando le foto modificate con l’AI diventano un illecito. Vedremo poi quali elementi richiede il 612-quater e che cosa fare se il deepfake riguarda te.

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1. Deepfake: cosa sono e come funzionano

Il termine nasce dall’unione di deep learning e fake. Cos’è un deepfake, in concreto? È un contenuto audio, video o fotografico generato o alterato con sistemi di intelligenza artificiale, in modo da sembrare autentico.

Per capire cosa sono i deepfake basta pensare a come vengono costruiti, e saperlo aiuta anche a riconoscerli. Il sistema viene addestrato su immagini o registrazioni reali di una persona. Impara i tratti del volto, le espressioni, il timbro della voce. Poi li ricombina per creare scene nuove, che quella persona non ha mai vissuto.

La qualità è cresciuta in fretta. Oggi distinguere un falso ben fatto da un originale a occhio nudo è spesso impossibile, ed è proprio questa capacità di ingannare che rende il fenomeno pericoloso. Non ogni deepfake, però, è un reato: lo diventa quando viene diffuso nelle condizioni previste dalla legge.

2. Deepfake: esempi concreti

Chiarito cosa sono i deepfake, vediamo come vengono usati: gli usi illeciti si concentrano in alcune categorie ricorrenti. Ecco alcuni esempi di deepfake particolarmente frequenti nelle controversie legali.

Le immagini intime sintetiche. Sono i cosiddetti deep nude: foto di persone reali rielaborate per mostrarle senza vestiti. Il 1° ottobre 2025 il Garante privacy ha disposto, in via d’urgenza, una limitazione provvisoria del trattamento dei dati personali nei confronti del gestore di ClothOff. È un’applicazione capace di creare immagini intime artificiali anche a partire da fotografie di minori.

La voce clonata. Bastano pochi secondi di audio per riprodurre la voce di una persona. È lo strumento delle truffe in cui un falso familiare chiede un bonifico urgente, o un falso amministratore ordina un pagamento a un dipendente.

Il video diffamatorio. Un personaggio pubblico, un professionista o un imprenditore viene mostrato mentre pronuncia frasi offensive o compromettenti. Il danno alla reputazione arriva prima di qualsiasi smentita.

Le foto modificate con l’AI tra ragazzi. Nelle scuole circolano immagini alterate di compagni e insegnanti, condivise nei gruppi di messaggistica. Si tratta di esempi di deepfake particolarmente delicati, soprattutto quando coinvolgono minori e incidono sulla reputazione e sulla vita personale delle vittime.

Non tutti questi deepfake integrano la stessa fattispecie di reato: la qualificazione dipende dal contenuto e dalle modalità della sua diffusione.

3. Il deepfake è reato? Il nuovo articolo 612-quater

Sì. Con la legge italiana sull’intelligenza artificiale è stato introdotto nel codice penale l’articolo 612-quater, intitolato «Illecita diffusione di contenuti generati o alterati con sistemi di intelligenza artificiale». È in vigore dal 10 ottobre 2025, e ha dato al deepfake un reato specifico. Nelle citazioni giuridiche lo troverai indicato come art. 612-quater c.p.

Il nuovo reato si applica ai fatti commessi dal 10 ottobre 2025. Per i deepfake creati o diffusi in precedenza vanno valutate le disposizioni già vigenti, distinguendo eventuali nuove diffusioni successive.

La norma punisce con la reclusione da uno a cinque anni chi cagiona un danno ingiusto a una persona. La condotta consiste nel cedere, pubblicare o altrimenti diffondere, senza il suo consenso, immagini, video o voci falsificati o alterati con l’AI. Serve che siano idonei a indurre in inganno sulla loro genuinità.

3.1 Gli elementi del reato

Perché si configuri il reato previsto dall’art. 612-quater c.p. devono ricorrere specifici elementi. La cessione, pubblicazione o diffusione del contenuto. L’assenza del consenso della persona interessata. La falsificazione o alterazione mediante intelligenza artificiale, che comprende anche i contenuti generati integralmente. L’idoneità a ingannare sulla genuinità del materiale. E infine la produzione di un danno ingiusto alla persona.

Il danno è un elemento del reato, non una conseguenza presunta. La semplice diffusione di un contenuto artificiale, quindi, non integra automaticamente il 612-quater.

Ne derivano due conseguenze pratiche. Creare un deepfake e tenerlo per sé, senza diffonderlo, non integra questo reato, anche se può violare altre norme. Un contenuto palesemente satirico, che nessuno può scambiare per vero, difficilmente supera la soglia dell’idoneità a ingannare.

3.2 Querela o procedibilità d’ufficio

Di regola il delitto è punibile a querela della persona offesa. Si procede invece d’ufficio quando il fatto è connesso a un altro delitto procedibile d’ufficio. Lo stesso vale se è commesso contro una persona incapace per età o infermità, o contro una pubblica autorità a causa delle sue funzioni.

La querela va presentata entro i termini di legge, di regola tre mesi da quando si è avuta conoscenza del fatto. Per questo, quando un deepfake ti riguarda, il reato va denunciato senza attendere. Il termine può essere diverso quando i fatti integrano altri reati: per la diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite, ad esempio, la legge prevede sei mesi.

Una precisazione riguarda le immagini intime. La diffusione non consensuale di contenuti sessualmente espliciti può integrare il reato noto come revenge porn, previsto dall’art. 612-ter c.p. Quando le immagini sono state generate o alterate con l’intelligenza artificiale, può trovare applicazione il 612-quater. La qualificazione va comunque valutata caso per caso, considerando il contenuto, le modalità di diffusione e gli elementi delle diverse fattispecie.

4. Foto modificate con l’AI: quando il deepfake è reato

Non ogni immagine ritoccata è un reato. Le foto modificate con l’AI sono ovunque: filtri, ritocchi, sfondi sostituiti, ritratti in stile artistico. Il problema nasce quando riguardano una persona reale, sono diffuse senza consenso e possono essere scambiate per autentiche. Capire cosa sono i deepfake aiuta proprio a distinguere un ritocco innocuo da un falso realistico.

Anche fuori dal 612-quater, però, le foto modificate con l’AI possono violare altre regole. Il diritto all’immagine tutela chi viene ritratto contro usi che ne pregiudicano il decoro o la reputazione. Le norme sulla protezione dei dati personali impongono una base giuridica per trattare il volto di qualcuno.

Dal 2 agosto 2026 si applicano anche gli obblighi di trasparenza previsti dall’art. 50 dell’AI Act europeo. Chi usa sistemi di intelligenza artificiale per generare o manipolare immagini, audio o video che costituiscono deepfake deve, nei casi previsti, dichiararne la natura artificiale. Non ogni semplice ritocco comporta però questo obbligo. Per le foto modificate con l’AI occorre valutare le caratteristiche del contenuto e le specifiche modalità di trasparenza previste dal regolamento, anche per le opere artistiche, creative o satiriche.

5. Gli altri reati collegati ai deepfake

Il nuovo reato non è l’unico che può entrare in gioco. A seconda dei casi possono concorrere altri illeciti, e negli esempi di deepfake più gravi accade spesso.

C’è anzitutto la diffamazione, quando il contenuto lede la reputazione davanti a più persone. Poi la sostituzione di persona, quando qualcuno si spaccia per un altro, ad esempio con un profilo falso. Se la voce clonata o il video falso servono a ottenere denaro, si può arrivare alla truffa o all’estorsione. Possono inoltre configurarsi violazioni della normativa sulla protezione dei dati personali, quando il volto, la voce o altre informazioni vengono usati senza una valida base giuridica. Nei casi più gravi, in presenza degli specifici presupposti previsti dall’art. 167 del Codice privacy, può assumere rilievo anche il reato di trattamento illecito di dati.

La stessa legge del 2025 ha introdotto anche un’aggravante comune per i reati commessi con l’AI. Si applica quando lo strumento ha reso l’azione più insidiosa o ne ha aggravato le conseguenze. Un deepfake usato per truffare, quindi, può aggravare la pena anche del reato di truffa.

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6. Chi condivide un deepfake rischia il reato?

L’articolo 612-quater punisce la cessione, pubblicazione o diffusione illecita del contenuto, anche quando chi lo condivide non ne è l’autore. Inoltrare un deepfake in una chat di gruppo o ripubblicarlo sui social può quindi integrare il reato, se ricorrono tutti gli elementi previsti dalla legge.

È un punto spesso sottovalutato, soprattutto tra i ragazzi: molti non sanno cosa sono i deepfake dal punto di vista legale, e li inoltrano come uno scherzo. Chi riceve un contenuto del genere dovrebbe non inoltrarlo, conservarlo come prova se riguarda una persona che conosce e segnalarlo alla piattaforma.

7. Sei vittima di un deepfake? Cosa fare subito

Se un contenuto falso ti riguarda, i primi passi contano molto.

Conserva le prove. Salva il link, la data, il profilo che ha pubblicato e, se puoi, una copia del contenuto. Gli screenshot aiutano, ma per una causa può servire un’acquisizione con valore probatorio più solido. Vale anche per le foto modificate con l’AI ricevute in chat: non cancellarle prima di averle documentate. Nei deepfake vocali, come negli esempi di truffa telefonica, la prova è un file audio da salvare integro.

Attenzione, però: se il contenuto riguarda immagini sessualmente esplicite di minori, evita di scaricarlo o diffonderlo ulteriormente. Rivolgiti subito alle autorità competenti, che si occupano della corretta conservazione delle prove.

Segnala alla piattaforma. I social e i servizi online devono offrire procedure per segnalare contenuti illeciti e decidere in tempi rapidi.

Valuta l’intervento del Garante privacy. Gli strumenti sono diversi. C’è il reclamo ordinario per le violazioni della normativa sui dati personali. Per i contenuti sessualmente espliciti destinati a rimanere privati, l’art. 144-bis del Codice privacy prevede poi una procedura preventiva urgente, nella quale il Garante decide sulla segnalazione entro quarantotto ore. Ne parlo nella guida sulla segnalazione al Garante privacy.

Non cedere a ricatti. Se qualcuno minaccia di diffondere il contenuto in cambio di denaro, non pagare e non trattare da solo: è una condotta che va denunciata.

Presenta querela nei termini. Per il deepfake, il reato è di regola procedibile a querela: muoversi presto è essenziale.

8. Oltre il reato: il risarcimento per il deepfake

Accanto alla tutela penale c’è quella civile. La vittima può chiedere la rimozione del contenuto, un ordine che ne inibisca la diffusione e il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale.

Il risarcimento può riguardare i pregiudizi patrimoniali e non patrimoniali concretamente subiti, compresi quelli legati alla lesione della reputazione, dell’immagine, della dignità e della sfera personale. La loro esistenza e la loro misura vanno valutate sugli elementi del caso concreto. Contano la diffusione del contenuto, la sua gravità e la durata della permanenza online. Sulla tutela della reputazione ho scritto anche nelle guide sulla diffamazione online, sulla web reputation e sul diritto all’oblio.

9. Come ti assisto, anche online

Quando un contenuto falso viene diffuso online, il primo passo è verificarne la rilevanza giuridica e individuare le tutele disponibili. In questi casi la rapidità è tutto, e la gestione a distanza aiuta. Ricevo i link e i file in digitale e verifico se il deepfake integra il reato o altre violazioni. Poi ti assisto nella conservazione delle prove e nelle richieste di rimozione alle piattaforme e, se serve, al Garante.

Verifico poi le possibili iniziative civili per la rimozione e il risarcimento. Quando emergono profili penali, valuto anche la necessità di presentare denuncia o querela, con il supporto di un professionista specializzato se necessario. Mi occupo di diritto e nuove tecnologie, e ho approfondito vantaggi e rischi dell’AI anche nell’articolo su ChatGPT e avvocato.

10. Domande frequenti sul deepfake come reato

Creare un deepfake è reato?

L’articolo 612-quater punisce la diffusione senza consenso, non la sola creazione. Creare un contenuto falso può però violare altre norme, ad esempio sulla protezione dei dati o sul diritto all’immagine, e diventa rischioso appena viene condiviso.

Le foto modificate con l’AI per scherzo sono reato?

Dipende. Se il ritratto è chiaramente satirico e non può essere scambiato per vero, difficilmente integra il 612-quater. Se invece è realistico, diffuso senza consenso e causa un danno, il reato può configurarsi.

Cosa sono i deepfake, in parole semplici?

Alla domanda su cos’è un deepfake si può rispondere in breve. Sono contenuti falsi, ma realistici, creati con l’intelligenza artificiale: video, foto o audio che mostrano una persona fare o dire cose mai accadute.

Quali sono gli esempi di deepfake più comuni?

Gli esempi di deepfake più comuni sono le immagini intime sintetiche, la voce clonata usata nelle truffe e i video falsi che danneggiano la reputazione.

Come si riconosce un deepfake?

Sapere cosa sono i deepfake e come vengono prodotti aiuta a cogliere alcuni indizi. Tra questi, dettagli innaturali di mani, denti e capelli, luci incoerenti, voce poco espressiva o sincronizzazione imperfetta del labiale. Esistono strumenti di analisi, ma nessuno è infallibile: nei casi seri serve una perizia tecnica.

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